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Interviste

Mauri Gianni

Calendario mezze maratone in Lombardia, sempre peggio?

15 Novembre, 2017 Maurizio Lorenzini - Redazione Podisti.Net
Parliamone col presidente Fidal Lombardia, Gianni Mauri Recentemente, il 19 ottobre, avevo sollevato una serie di perplessità sulle normative della federazione di atletica leggera in vigore dall’1 gennaio 2018, normative che, come avevo spiegato, a me…
morlini 2014 morselliIl mondo del running è fatto di tante storie, se le medaglie olimpiche lasciano dei segni per sempre la quotidianità vive e si arricchisce di persone che realizzano imprese importanti, in condizioni impegnative.

Isabella Morlini esplode podisticamente dopo i suoi primi 40 anni, sia pure se il running ha sempre fatto parte della sua vita ma sottoforma della corsetta di 30-40 minuti, giusto per tenersi in forma ma soprattutto per supportare altri sport che vedremo dopo.
Una persona che diventa personaggio in un paio di anni, arriva a 1h17’ sulla mezza, 35’ basso sui 10 K, vince un pò ovunque si trovi a gareggiare nella sua regione, ma fa bene anche quando mette il naso fuori. Forte nella corsa in montagna, infatti vince tante gare, si difende bene su strada, ad un certo punto, è il 2011, mette le ciaspole quasi per gioco e nel 2013 diventa campionessa del mondo vincendo la gara di Fondo e nel 2014, dopo le prove generale alla Ciaspolada (che vince), trionfa per il secondo anno consecutivo al campionato del mondo che si tiene a Rattvik (Svezia).
 
Nella vita è una (forse) tranquilla professoressa che insegna all’Università di Modena e Reggio Emilia; a proposito, sostiene che lei e i suoi colleghi lavorano tanto e, spesso, il loro lavoro è sottovalutato. Ecco, cominciamo proprio da questo aspetto della sua vita professionale.
 
D: sai che mi sono letto il tuo cv megagalattico ma non ho capito bene che cosa insegni
Insegno statistica. In Università le materie di insegnamento sono denominate settori scientifici disciplinari. Il mio settore scientifico disciplinare è 13/D1 ovvero statistica. I contenuti dei corsi che tengo variano a seconda del tipo di laurea (triennale o specialistica) e del Dipartimento in cui afferiscono i corsi. Adesso insegno a Economia e in Accademia Militare ma ho insegnato anche a Scienze della Formazione, a Scienze della Comunicazione e tenuto corsi anche a Medicina. In Italia si pensa che il lavoro del professore universitario sia solo insegnare, essere presente al ricevimento studenti e fare esami.
 
D: perché , non è così?
Se fosse veramente così, avremmo parecchio tempo libero. Tuttavia, una parte preponderante del lavoro consiste nella ricerca, che viene finalizzata a interventi in convegni nazionali ed internazionali, a pubblicazioni su riviste scientifiche e all’attuazione di progetti di ricerca di interesse nazionale o europei. Ad un bravo ricercatore, inoltre, può essere richiesta la collaborazione da parte di riviste scientifiche come associate editor o come referee. Tale collaborazione comporta la lettura e la revisione di innumerevoli articoli sottoposti alla rivista per la pubblicazione. Tutto questo lavoro non viene riconosciuto a livello economico e spesso non viene nemmeno apprezzato dagli studenti. Io penso che un bravo docente sia tale se si tiene aggiornato con la ricerca. E la ricerca impegna moltissimo. Inoltre, molto tempo può essere richiesto per seguire i tesisti, fare docenza su master o dottorati di ricerca, partecipare a qualche commissione all’interno del Dipartimento o a livello nazionale, organizzare convegni.
 
D: visto che eri secchiona (laureata con 110 e lode), pretendi molto dai tuoi allievi oppure accetti anche un po’ di sana normalità, qualche sufficienza in fondo può anche bastare 
Hai detto bene: io sono sempre stata una secchiona. Ma anche sportiva: le due cosa non sono in contraddizione. Anzi, più studi più hai bisogno di fare sport per recuperare la stanchezza mentale. Dai miei allievi pretendo molto. La sana normalità (come dici tu) per uno studente dovrebbe essere studiare con costanza e impegno. Con questi presupposti si può ottenere un bel voto anche in materie giudicate difficili come la mia.
 
D: veniamo al running, anzi, prima ancora allo sport in genere, perché mi pare di capire che sei sportiva da sempre.
Malata di sport da sempre. Da bambina i miei genitori mi facevano praticare nuoto e tennis. Poi, al Liceo, ho iniziato a praticare tantissimi nuovi sport. Per i campionati studenteschi ero nella squadra liceale di sci, atletica, basket, pallavolo e anche pallamano! Ho iniziato a correre in questo periodo, per preparami alle gare di corsa per la squadra di atletica. Inoltre, avendo da sempre una casa in montagna, ho sempre passato le mie vacanze praticando sci da discesa ed alpinismo.
 
D: e un giorno scatta qualcosa verso il running, se ce lo racconti
Con l’Università e poi il dottorato di ricerca ho dovuto abbandonare gli sport di squadra perché gli orari di allenamento non erano compatibili con i miei impegni. Così ho iniziato a correre, un’oretta, fra la frequenza alle lezioni la mattina e lo studio pomeridiano. Non sono mai stata un’accanita della corsa. Con il brutto tempo sostituivo la corsa con un allenamento in palestra, all’asciutto e al caldo…
 
D: …quindi per niente runner, almeno fino a questo punto
Vero, però non ho più smesso di correre e andare in palestra, se non con le pause per le due gravidanze. Poi, nel 2008, un mio compagno di allenamento mi ha chiesto se potevo fare una frazione (di 7 km) nella maratona a squadre organizzata dalla sua società di atletica: nella squadra femminile mancava una persona e io avrei potuto dare un buon contributo. Questa è stata la mia prima competizione. Da lì è nato lo spirito agonistico.
 
D: ovvero…
Ovvero…ho iniziato ad appassionarmi alle competizioni domenicali e, di conseguenza, a fare allenamenti mirati durante la settimana, con lavori di qualità come ripetute, fartlek e sprint in salita che non avevo mai fatto prima. Tutti questi lavori, praticati con costanza, mi hanno permesso, anno dopo anno, di diventare sempre più veloce e avere risultati sempre migliori.
 
D: e dopo è la volta delle ciaspole
Ho fatto la prima ciaspolada in val di Non attirata dalla curiosità e dalla voglia di sperimentare l’ennesimo nuovo sport. Ma avevo le ciaspole pesantissime da escursionismo e non sono riuscita ad arrivare fra le prime. Lì ho imparato che esistevano i modelli race, molto più leggeri e con le scarpe da ginnastica da imbullonare per avere una maggiore facilità di movimento e di controllo del piede. Con le ciaspole race ai piedi e un allenamento mirato da dicembre in poi, sfruttando le vacanze di Natale in montagna, ho iniziato ad avere ottimi risultati nelle gare con ciaspole.
 
D: quali sono le principali caratteristiche della corsa con ciaspole e perché ti riesce così bene.
La corsa con le ciaspole è molto muscolare e comporta un’azione dove la reattività del piede ed il tempo di appoggio non contano nulla. A mio parere, la falcata ampia e il ginocchio alto aiutano parecchio, così come l’aver sviluppato i muscoli posteriori della coscia ed essere abituati a salite (e discese) lunghe e molto ripide. Un runner raramente affronta salite lunghe con pendenze superiori al 15%. Io tali pendenze le affronto spesso, in inverno con gli sci d’alpinismo e in estate, senza sci, per raggiungere qualche cima.  
 
D :innegabile che tutta questa attività sottragga tempo alla famiglia, d’accordo che avrai dei bravi figli ed un marito che ti vuole bene, però…..
Però… bisogna sempre cercare un giusto equilibrio fra lavoro, famiglia e corsa. Le mie rinunce a favore della famiglia e del lavoro le sto facendo. Il fatto di non preparare maratone è per non aumentare i tempi di allenamento a discapito della famiglia. Cerco di allenarmi tutti i giorni, ma quasi sempre per un’ora, massimo un’ora e un quarto. Gran parte delle gare domenicali le faccio in regione, per poter essere a casa a ora di pranzo e stare con la famiglia (almeno la domenica) .
 
D: ma ogni tanto capiterà di bigiare..
Infatti , mi capita di dover saltare qualche allenamento magari perché devo accompagnare mio figlio più piccolo ad una partita in trasferta (lui gioca a pallanuoto) oppure perché devo partecipare ad una riunione a scuola o per un altro dei mille impegni che chi ha figli adolescenti conosce bene. Da un lato la famiglia sottrae tempo. Dall’altro, però, ti costringe a cercare il giusto equilibrio in tutto. E a vivere la corsa come una parte importante della quotidianità ma non come la parte più importante. Per chi non è professionista la corsa, a mio avviso, non dovrebbe essere al primo posto nella scala dei valori e non dovrebbe essere sempre al centro di ogni giornata. E la famiglia ogni giorno te lo ricorda….
 
D: e ora, la professoressa Morlini dove vuole arrivare.
Sicuramente ho ben chiaro dove NON voglio arrivare. Al contrario di molti miei coetanei, non allungherò le distanze. Il mio scopo è quello di riuscire a mantenere e magari migliorare i miei tempi sulla mezza e nei 10 km. Quest’anno cercherò di vincere, come lo scorso anno, il campionato nazionale fidal master di corsa in montagna (che si terrà a Giugno ad Adrara San Martino) e a Gennaio 2015 cercherò di conseguire il terzo titolo iridato di ciaspole nella gara che si terrà in Spagna. Per i mesi successivi a Gennaio 2015 non ho programmi: un po’ per scaramanzia e un po’ perché non mi piace avere programmazioni di lungo periodo.
 
D: e invece secondo me un giorno ti vedremo in maratona
No, non credo proprio
Ok, ci credo, però non giurarlo…è meglio
 
 
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