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vie di san francesco2017A due settimane dalla gara (27/29 ottobre), non sono svanite ancora le emozioni provate nella mia quinta edizione di questo ‘’cammino’’ che si svolge nella valle del Tevere. Un percorso di 200 km e con 8100 metri di dislivello positivo, diverso dalle precedenti edizioni e fortemente voluto dall’organizzatore, oltreché da noi runners. Un’esperienza nuova su di una distanza, almeno per me, inusuale che mi ha permesso di ritrovare quella che può essere definita ormai come “la grande famiglia allargata di Raffaello”, che ci coccola lungo il cammino con la presenza costante dei nostri angeli custodi. Un viaggio che ci ha permesso di condividere la passione per questo splendido sport, ma anche le angosce e i timori; di ritrovare se stessi nella solitudine della notte, di ammirare panorami a perdita d’occhio, il cielo stellato, ed aprire così i propri sensi liberandosi dalle costrizioni della vita quotidiana. Tutto questo grazie a Raffaello, Lilia, Gianni, Giampiero e tutto lo staff che con dedizione hanno reso possibile la realizzazione di questa loro creatura, unica nel suo genere nel centro Italia. Un ringraziamento particolare,inoltre, a tutti i compagni di viaggio che, mi hanno dato conforto con la loro presenza, specialmente nelle lunghe ore notturne.

La gara, valida come prova del Gp Iuta 2017 di UltraTrail, è stata dominata e vinta da colui che non è più da considerare una promessa nel panorama italiano di prove endurance, ma una conferma: Emanuele Ludovisi, in 27 h 32 minuti. 

 

Prima della partenza, ci si ritrova tutti nell’accogliente palestra messa a disposizione dal Comune di Attigliano da cui parte la prova.Mi guardo intorno e scruto le facce degli altri partenti. In alcuni leggo paura e preoccupazione, titubanza per qualcosa forse più grande di noi ma con tanta voglia di essere "finisher", in altri vedo dei Superman, tiratissimi, tecnici, attrezzati calmi e sereni, runners con tanta esperienza e tante gare tra le asperità dei percorsi montani, con le rughe che attraversano le loro facce bruciate dal sole delle alte quote.

 

La serata promette bene dal punto di vista metereologico e ci avviamo verso la piazza dove troviamo Raffaello che ci esorta e ci promette un percorso diverso dal solito, una sorpresa.

 

Finalmente partiamo, ci gasiamo, ridiamo, qualcuno scherza quando ci si supera, e via dicendo. Dopo pochi metri nel paese percorriamo una sterrata nel bosco, si comincia a salire poi verso il primo traguardo della giornata: Giove. Un piccolo e grazioso paese con il suo imponente palazzo sorto sulle rovine del suo antico castello, a sua volta edificato su quel che rimaneva di un tempio dedicato a Giove Elicio. Dal centro del borgo, situato su di una collina, si scorge il panorama notturno su tutta la valle.

 

Lasciamo Giove e dopo una ripidissima discesa è la volta del secondo ristoro, posto alle pendici di un piccolo colle, su cui sorge Porchiano del Monte, una frazione del comune di Amelia (TR), arroccata ad un'altezza di 463 m s.l.m. e contornata da antiche mura. Il 23° km è posto a Lugnano in Teverina, annoverato tra i borghi più belli d’Italia con sua Collegiata di S. Maria edificata in stile romanico tra l’ XI e il XII secolo, su preesistente costruzione del IX, con il suo bellissimo portico, aggiunto prima del 1230. 

 

Lasciamo un po' a malincuore il paese e, dopo la solita ripida discesa tra boschi e campagna, attacchiamo una lunga salita che ci porta fino ad Amelia, un paese che domina, in superba posizione panoramica, la valle circostante e che ha ben conservato la tipologia originaria dell'insediamento medievale, con la propria cinta muraria e le torri a difesa. 

 

Gran posto Amelia! "Il paese del silenzio", dove si respira ancora l'atmosfera dei borghi di tanti anni fa: i vecchietti intorno al tavolino di un bar, le vecchiette fuori dalla chiesa, i bambini che giocano felici. Ma questi son solo ricordi del mio passaggio di due anni fa … Questa volta la lambiamo appena, ed è un vero peccato. Qui è posto il primo cancello orario dei 41,7 km fissato per le 05,15: superato con quasi 3 ore di anticipo. 

 

L’andatura è di circa 6 km l’ora; il percorso fin qui, quasi tutto su strade sterrate, è corribile e la presenza costante di Cesare ed Antonio, con i quali scambio qualche battuta, mi fa percepire meno il freddo che incombe e il vento che spazza la vallata. 

 

E’ l’alba, il cielo si tinge di rosa, son passate oramai 12 ore dalla partenza e il nuovo giorno ci coglie ad Avigliano, all’interno di una calda costruzione, dove ci attendono dei cibi caldi per rifocillarci. Partiamo, la carrabile ci permette di correre, tattica che alla lunga non paga, ma ce ne accorgeremo solo più avanti.

 

La calura incomincia a fiaccare le forze e incomincio ad alternare il passo al ‘’trotto’’.  Attraversiamo paesi come Farnetta, Dunarobba, Sismano, Le Mulinelle. In lontananza scorgo monte Subasio alle cui pendici occidentali sorgono le città di Assisi e Spello, ad est il territorio di Nocera Umbra e della Valtopina. Ho lasciato da tempo i miei compagni e mi trovo ora con un ragazzo di Milano conosciuto in partenza: raramente riesco a correre con qualcuno in questi ultratrail ma qui, complice la lunghezza del percorso e le numerose incognite dello stesso ho la possibilità di affiancarmi sempre a qualcuno. In località Poggio Camerata, sulla Strada Provinciale 381, taglio il 100° km. 

 

Da qui inizia un corribile single track nel bosco: 12 km, e sarò a Santa Restituita passando prima per il paese di Toscolano. Il buio ormai è fitto, inizio a salire con il mio nuovo compagno nel bosco ove ci rincuora la presenza dei sassi dipinti di colore biancocelesti da Raffaello (Alcini) e illuminati dalla frontale e le balise dotate di catarifrangenti. Da questo punto inizia la parte più dura: qui si concentra quasi tutto il dislivello positivo, da qui iniziano le cime più dure del percorso. Tra i fitti alberi intravedo i due borghi arroccati illuminati dalla luna: la quiete della notte è quasi surreale, ciò ci porta ad un incedere più lento ed attento, veniamo invasi da un silenzio quasi assordante, da una solitudine che non è sinonimo di isolamento. Dobbiamo stringere i denti; la notte è di cammino, le salite si inerpicano erte nella boscaglia più tetra, avvertiamo la presenza degli abitanti del bosco, sibili, fruscii, canti di uccelli notturni. Arrivo finalmente ad un altro posto magico: Toscolano, ove c’ è una festa, un occasione questa, per distrarci un attimo prima che riprenda il sentiero che conduce a Santa Restituita, un paese che assume un fascino particolare nella notte. 

 

Qui è posto un ulteriore ristoro, dove apprezzo le bevande calde e fumanti. 

 

Ognuna di queste fermate è occasione per una chiacchierata, perché la cosa più importante è trovare anche il tempo di parlare, scherzare e ringraziare quelli dello staff. Qui c’è la possibilità di sedersi, anche dormire, ma l’importante è far riposare le gambe. C’è chi si toglie le scarpe, chi è sdraiato e chi fa lo stretching. Ci si riempie il camel-bag d'acqua, si prende una fetta di pane e marmellata, un po’ di grana, due banane e via verso il prossimo traguardo. Si riparte nel bosco sempre più fitto. 

 

Si sale, si sale!

 

Il tempo passa, i piedi fanno male e si arriva sulla sommità della prima delle tre cime, un saliscendi tra sassi e dirupi che culminerà con il Monte Croce di Serra da cui si scorge un bel panorama a 360 gradi; lo sguardo abbraccia i Sibillini, il Terminillo e buona parte dei monti dell'Umbria e, di sotto, i piccoli centri storici appollaiati a mezza costa intorno ai monti Amerini, e poi Roma e le città limitrofe. 

 

Inizia ora un lunghissimo sentiero in discesa, ripido, pericoloso e molto stretto. I sassi la fanno da padroni. La selva di questi monti, un tempo fitti ed impenetrabili, nascondeva antri e grotte dove si ritiravano in solitudine gli eremiti.

 

Il buio incombe e finalmente giungo a Civitella del Lago da cui si scorge il lago di Corbara, ivi oltrepasso il secondo cancello orario e al ristoro assaporo un ottima birra e la pasta. Mi cambio e riparto.

 

Comincia ad albeggiare e il sonno mi costringe a riposare a terra al fine di evitare cadute e sbandamenti. Una ripida ed estenuante discesa conduce a Baschi.

 

Riparto con i piedi urlanti e intorpiditi dal dolore provocato dalla costrizione delle scarpe.

 

Attigliano è li… sembra vicinissima ma non arriva mai! Ho addosso un’adrenalina incredibile ed un sol pensiero in testa: il traguardo finale. Cammino, sbando, sto raschiando il fondo del barile delle mie energie. Continuo, continuo… tante vesciche, tanti dolori, ma l'abbraccio e i baci di Raffaello e di Lilia, che con pazienza attendono tutti, ripagano le tante fatiche.

 

Un modello di organizzazione e gestione ''ai sensi di legge'', da cui dovrebbero trarre insegnamento organizzatori di Ultra ben più blasonati. 

 

Il prossimo anno ci sarò… Ad maiora semper!

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