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Non “oltre il limite”

 

Un percorso tutto nuovo, quello che gli oltre 300 iscritti alle due distanze del Gran Trail Courmayeur, 105 e 75 km, rispettivamente con 170 e 144 partenti, hanno affrontato dopo la partenza di sabato mattina (8 luglio) alle sette da piazza Brocherel di Courmayeur. La stessa da cui inizia il Tor de Geants, ma, a onor del vero, l’emozione non può essere la medesima.

 

Percorso portato nella prima parte a 75 km (rivelatisi poi quasi 80) con un dislivello totale di 5000 mt, seguito da un secondo anello di 30 km con 2000 mt di salita, dove i km per correre non sono davvero tanti, rispetto a salite dure, lunghe, impegnative, spettacolari, con alcuni passaggi tecnici ed esposti dove il passo deve essere fermo e l’occhio attento. Non da meno le discese, che non possono illudere nessuno al punto da considerarle come tratti per rifiatare, ma tutt’altro, specie nei tratti notturni risultate assai impegnative. 

 

In una parola, bellissimo percorso! Ma durissimo, anche a causa di temperature da spiaggia romagnola più che da cime d’alta quota (il mio termometro è arrivato a segnare 32° a 1800 mt). Tanto duro che i finisher classificati sono risultati 85, che arrivano a 103 se si considerano quelli arrivati al traguardo fuori tempo massimo; con 63 ritirati. Percentuali leggermente migliori nella gara corta da 75 (ovvero 80) km, con 97 finisher, 6 arrivati extratime e 32 ritirati.

 

Sono numeri che fanno riflettere su quanto si stia andando sempre più alla ricerca di forti emozioni, di gare al limite della fatica estrema, alla ricerca di quel confine che ognuno di noi cerca di individuare, e superare, per capire fin dove ci si può spingere. Gare che però creano una forte selezione tra i partecipanti creando una netta distinzione tra chi per doti atletiche e preparazione (leggi top runner) o per una forte determinazione e capacità di soffrire (per molti altri) giungono al traguardo, e chi invece si ferma prima, forse per aver valutato male le proprie forze o per insufficiente preparazione o solo per non voler arrivare all’esaurimento totale delle energie.

 

Sui siti specializzati si legge in questi giorni di vari atleti che polemizzano con gare che prevedono cancelli orari molto stretti, percorsi duri, ristori risicati, non ne condivido le ragioni! Per ogni gara viene pubblicato un regolamento, una descrizione del percorso, dei tempi di passaggio da rispettare, cosa devi portarti appresso, raccomandazioni varie per valutarne le difficoltà: se decidi di iscriverti, dovresti farlo con cognizione di causa mettendo in preventivo anche l’ipotesi di non arrivare al traguardo, senza per questo incolpare chicchessia se non noi stessi.

 

Vero è che alla Cervino X trail, corsa in concomitanza con la GTC, le percentuali di ritiro e fermati ai cancelli sono state oltre il 50% ma, anche lì, era tutto scritto prima della partenza, e non credo che chi si iscrive a queste competizioni passi dalla 10 km parrocchiale ai trail estremi!

 

Possiamo lamentarci di ristori a volte non all’altezza o troppo distanziati, a volte di tracce non perfettamente segnate, ma nella sostanza la gara è gara e non sono queste le motivazioni che ci fanno arrivare in fondo o meno: gambe, fiato e determinazione contano molto, molto di più.

 

Per quanto mi riguarda, iscritto alla 105km, mi sono fermato dopo i primi 75 (ovvero 80) in 19 ore e 3/4, in ritardo sulla mia tabella di marcia di solo 30’, ma con la voglia di continuare ridotta a zero e le energie al lumicino; gli ultimi 4 km fatti in due ore e dieci la dicono lunga, anche se almeno un paio erano praticamente un vertical e gli altri due una durissima salita e altrettanto dura discesa. Avevo due ipotesi da valutare nel passaggio sul traguardo di Dolonne: altre 8/9 ore di faticaccia per gli ultimi 30 km la prima, albergo doccia e letto comodo a 5’ di strada la seconda; ho avuto bisogno di almeno 5 secondi per scegliere la seconda. Mi sa che non mi accetteranno mai nel “Club dei Trailers Estremi”.

 

Porto a casa comunque una bellissima giornata, su e giù per montagne che credo non abbiano uguali, accoglienza direi fraterna da parte di tutti i volontari, comunanza di fatiche ed emozioni con tanti concorrenti, ore di solitudine a parlare con me stesso, un’alba e un tramonto da ricordare, cento metri di sentiero all’imbrunire in compagnia di una marmotta che, per nulla impaurita, mi trotterellava a fianco a non più di tre metri, l’abbraccio di Marina che alle tre di notte mi aspettava al ristoro per farmi assistenza: sono un uomo fortunato!

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