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New York Marathon 2016 collage b foto Fabio Marri

SERVIZIO FOTOGRAFICO

 

New York, 23.59 del 6 novembre (ora italiana, 5,59 del 7 novembre)

Grande per i primi e per gli ultimi

Alle 19 di questa sera (la vostra una di notte), quando solo Mandelli vegliava a inserire in tempo reale tutte le fotografie che gli mandavamo, e Morselli si preoccupava delle classifiche, sono uscito dal mio albergo (dove ero rientrato per una salutare immersione nella vasca da bagno) per tornare, a circa 2 km, al traguardo della maratona, dove, ormai 10 ore dopo il primo via (ma in realtà la scena è proseguita fino alle 20), stavano arrivando gli ultimissimi, in buona parte persone con handicap gravi accompagnate da volontari. E l’organizzazione aspettava tutti, sebbene le tribune fossero ormai buie e vuote: l’ultima graziosa sbandieratrice del Columbus Circle faceva l’occhiolino, la fotografa fissa aspettava a 100 metri dal finish, i giudici e i cronometristi e gli addetti alla consegna del telo che si dà al termine erano lì per sancire gli arrivi. Insomma, una maratona con vertici di assoluta eccellenza, ma disponibile a onorare la fatica di tutti gli altri.

Ci sarà forse tempo per giudizi più approfonditi, che da parte mia – come sapete –si basano sulle esperienze dirette e sul confronto con le trecento e passa maratone che ho già sperimentato. New York forse non è la migliore in assoluto, ma sta certamente fra le eccellenti. Ritrovandola undici anni dopo, ho visto non solo tanta gente in più (si diceva di 60 mila iscritti), ma una gestione di questa folla davvero oceanica che rasenta la perfezione: trasporto con pullman (forse troppo anticipato: ho aspettato 4 ore!), accoglienza sotto il ponte di Verrazzano, controlli stile aeroporto, generi di conforto in distribuzione gratuita (caffè, tè, banane e altri cibi solidi, integratori), tendone coperto per chi voleva riposarsi, annunci frequenti in tutte le lingue.
Per trovare un paio di difetti, dirò che la posizione dei camion per i bagagli non era specificata sulle piantine, e i camion erano comunque un po’ ‘nascosti’; ciò mi ha costretto a fare il giro di tutto il campo (almeno un km), e arrivare poi con affanno al recinto destinato, che anzi ho trovato già chiuso 35 minuti prima del mio via, poi riaperto, a dieci minuti dallo sparo, da un vigile autoritario come la guardia di Springfield nei Simpson: comportamento che ha permesso di intrufolarsi anche a quelli della "wawe 3", ossia partenza scaglionata mezz’ora dopo. D’accordo che c’è il chip e dunque le classifiche non dovrebbero essere falsate, come non lo sono state: ma perché questo proibizionismo iniziale e poi la "deregulation" totale?
Eccellente comunque il dispositivo di partenza (se penso ai casini che talvolta capitano in Italia per competitive da 2-3000 podisti, o meno), perfetta la chiusura del traffico, sovrabbondanti i ristori (però soprattutto liquidi, con arrivo delle banane solo dopo la metà, e la rara distribuzione di gel famosi soprattutto per combattere la stitichezza). Impressionante il numero dei wc chimici, sia alla partenza sia quasi ad ogni miglio, dove erano presi d’assalto: difficilissimo fare pipì nei cespugli cari a noi italiani, anche per la presenza ad ogni metro di una folla festante (esclusi gli infastiditi ebrei ortodossi verso il km 15-18), e di parecchia polizia.
Del resto, credo che tutti siano rimasti soddisfatti e al limite stregati dalla competizione; a parte qualche infortunato, mi pare di aver visto solo gente allegra. Come il nostro amico Ceccardi, con canotta nominativa Podnet, che mi ha raggiunto verso il km 15; oppure i ragazzi italiani del sostegno agli handicappati psichici gravi, quelli che ho visto sia al km 5 (Toselli e Vallese), sia quelli delle ore 19-20.
Allegria che sprigionava anche da molti cartelli degli spettatori: “Se ce la fa Trump nella corsa alla Casa Bianca, puoi correre anche tu” (le elezioni sono martedì); “La pena è adesso, dopo c’è la felicità”; “In una scala da 1 a 10, tu vali 26,2” (il numero delle miglia corrispondenti ai 42,195 km); “Avete fatto il 93% del compito”; e tanti altri.
Ce l’ha fatta anche Leonardo Cenci, in 4:27, e per intervistarlo si è vista persino nel nostro albergo la Caporale: sebbene il suo non sia il primo caso di atleta oncologico (tra quelli che ho conosciuto io, ricordo Antonio Mazzeo, Sigismondo Grassi, Antonino Caponetto), merita comunque la nostra ammirazione per la forza di volontà e il senso di ottimismo.
Ottime prestazioni, all’interno del nostro gruppo Victory, di alcuni dell’ atletica Paratico, fra cui per oggi citerò solo la trailer Nadia Franzini, più volte piazzata in trail italiani, e capace di 3.23; mentre il suo compagno di squadra Simone Morabito ha chiuso in 2.48.
Ma guarderemo le classifiche, e sentiremo i protagonisti, domani e oltre (e Morselli ha già fatto il meraviglioso lavoro di mettere online tutti gli arrivi degli italiani: ditemi chi fa altrettanto).
Magistrale anche la gestione degli arrivi, sebbene non mi gusti tanto l’invito degli organizzatori a non portare nessuna sacca per indumenti, offrendo in cambio un "poncho", cioè un soprabito imbottito (col quale, presumo, raggiungere l’albergo). Per fortuna la cosa non è ancora obbligatoria, e io ho richiesto la tradizionale riconsegna della sacca, che mi è costata 400 metri in più rispetto a quelli del “poncho”, senza niente addosso, e tremando per il vento gelido sul sudore. Sarà per mia inavvedutezza  (ma la cosa è capitata anche ad altri), ma non ho avuto nemmeno il telo di cosiddetta carta argentata che si trova in ogni gara italiana rispettabile, e che è stato distribuito forse con parsimonia: oppure, nella calca di Central Park, qualcosa può sfuggire.
Niente docce né massaggi, e si sa: da 25 anni dico di andare a Berlino a vedere cosa si dà a 40mila e passa concorrenti, e ad un prezzo molto minore. Abbondante il sacchetto di generi alimentari e bevande che ci veniva consegnato all’arrivo; bella la medaglia, abbastanza comoda l’uscita dalla zona di arrivo in direzione della metropolitana (che a New York ha il difetto di avere stazioni quasi invisibili, e spesso unidirezionali: se vuoi andare a nord e entri in un ingresso sud, devi uscire e fare un altro biglietto da 2,75).
Il resto, ho detto, più avanti: abbiate compassione del sottoscritto che, oltre tutto stressato dal cambio di fuso orario, si è dovuto alzare alle 4 ed è ancora “sul pezzo”.

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