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Era l’agosto 2010, io e mia moglie stavamo in vacanza poco sotto Cervinia, e passeggiando o corricchiando dalle parti del lago di Cignana (ci si allenava per l’UTMB, in programma a fine mese) incontrammo qualche podista di nostra conoscenza, che si perlustrava la zona pure lui. Era in allestimento il tracciato del primo Tor des Géants, la competizione che avrebbe percorso tutta la Vallée lungo le due Alte Vie 1 e 2, appena completate. In realtà, gran parte dei sentieri era già tracciata da una trentina d’anni (insieme alle Alte Vie 3 e 4 che però non decollarono mai pienamente), ma solo nel 2008 si era fatto il raccordo tra le due, nella bassa valle da Donnas a Champorcher, che dunque consentiva di fare l’anello completo senza mai salire in auto.

 

Ci venne proposto di iscriverci anche noi: tutto sommato, si trattava di fare in una tirata sola quei sentieri che avevamo già percorso più e più volte (in parte anche agonisticamente, nel Gran Trail della Valdigne organizzato dalla stessa associazione dei VDA Trailers, che collaborava pure alla sezione italiana dell’UTMB); non era nemmeno necessario correre, se si riuscivano a misurare le ore di sonno…

 

Mia moglie era entusiasta, io frenai, anche perché non ritenevo conciliabile l’UTMB e il nuovo evento a due settimane di distanza. Ci accontentammo dell’UTMB, che oltretutto (ah, saperlo prima!) fu interrotta e poi accorciata per il maltempo; poi, successero altre cose, per cui l’idea del Tor fu accantonata definitivamente.

 

Intanto, nel 2010 partirono in 310 (su 650 posti disponibili), il vincitore (l’altoatesino Ullrich Gross) finì in 80 ore, e anno dopo anno l’entusiasmo crebbe, fino alle 2300 domande di iscrizione del 2015. Insomma, una gara ‘impossibile’, eppure richiesta ogni anno di più, e che lasciava, come l’UTMB, molti potenziali corridori insoddisfatti.

 

E anche se la cosa non è avvenuta in modo pacifico (sorvolo sui dettagli), dopo l’edizione 2015 sembrò, per qualche mese, che la regione Valle d’Aosta intendesse ‘esautorare’ i VDA Trailers da questa organizzazione, impegnandosi in prima persona insieme all’altra Asd “Forte di Bard” e al comune di Cogne (attraversato da uno dei tratti più suggestivi dell’AV 2, all’interno del parco Gran Paradiso). Ma i valdostani sono teste dure, e per loro fortuna - essendo regione autonoma, che può spendere in casa propria i proventi delle tasse - sono pieni di soldi, tanto che ormai a fare i pastori negli alpeggi alti ci vanno soprattutto gli extracomunitari. Ne è saltato fuori che per il 2016 il super-super-trail è raddoppiato: prima la 4K (dove il K sta per i quattro 4000 delle Alpi valdostane, Gran Paradiso Rosa Cervino e Bianco – ma in realtà i 4000 sono molti di più, Castore Polluce Breithorn… e aggiungiamoci pure il Combin che pur avendo la vetta poco oltre il confine svizzero dà il nome a una sub-regione valdostana), con partenza da Cogne sabato 3 settembre, giro in senso orario coi primi 110 km sull’AV 2 fino a Courmayeur, poi tutta l’AV 1 fino a Donnas-Bard (circa 195 km), infine il raccordo e il rientro sull’AV 1, ultimi 45 km per rientrare a Cogne. Tempo massimo 155 ore (5 in più che nel Tor), poi aumentato a 159, per un distanza quantificata in 349 km per un dislivello approssimativo di 25mila metri (precisato poi in 23605), con un’altitudine massima intorno ai 3300 metri della primissima asperità, il col Lauson dopo nemmeno 5 km. Venti passi (che là chiamano “colli”) da superare, dieci “campi base” dove riposarsi a tempo indeterminato, più un’altra trentina di punti ristoro con sosta massima di 2 ore; obbligatorio un Gps satellitare che in ogni momento desse la posizione degli atleti.

 

Il 3 settembre sono partiti in 615, arrivati in 309 (di cui 25 donne) più 12 coppie; e come nel primo Tor, anche in questo esordio ha vinto un altoatesino, il 41enne Peter Kienzl, in 82h 53min, quasi 4 ore meglio dell’eroe di casa (nonché tesserato per la società organizzatrice) Bruno Brunod, 53 anni e una serie infinita di grandi vittorie. Tra le donne, vittoria quasi scontata di un’altra grandissima, tesserata per lo stesso “Forte di Bard”, la 45enne Francesca Canepa, psicologa, mamma, plurivincitrice al Tor (dove subì anche una discussa squalifica nel 2014), alle ultra di Lavaredo, dell’Abbots ecc., e in questa 4K ottava assoluta in 98 h 04’. Due lombarde alle piazze d’onore, Patrizia Pensa (103h 38’, 12° assoluto) e Giuliana Arrigoni (107h 18, 19° assoluto). Da notare che ha gareggiato anche il presidente della regione VdA, Augusto Rollandin, che ha percorso 212 km: ecco un politico che non si limita a cianciare e blaterare (ma forse, i proventi della regione autonoma aiutano a galleggiare anche in queste cose). Ed è arrivato in fondo (in 156 ore e mezzo) pure Armando Rigolli, organizzatore della Abbots Way: perché gli organizzatori di trailer, a differenza della maggior parte di chi organizza gare stradali, sono in prima battuta dei corridori attivi.

 

Due giorni dopo la conclusione della 4K, l’11 settembre, ha preso il via la settima edizione del Tor, dalla solita sede di Courmayeur, col classico percorso in senso antiorario, prima tutta l’AV 2 (dunque la ‘rivale’ Cogne si trovava al km 106), poche varianti rispetto alle precedenti edizioni e alla stessa 4K, ma una distanza quantificata in 339 km (nella sezione “live” del sito si scrive però 332,5), un dislivello dichiarato in 24mila metri (erano 23500 nel 2010), tempo massimo di 150 ore, sette “basi vita” principali nelle quali si poteva sostare a tempo indeterminato e fare la doccia, più una trentina di altri ristori dove la sosta massima consentita era di due ore, come già applicato nella 4K.

 

Confrontando i due road-books (anche col primo del Tor 2010, che mi fu dato allora per… invogliarmi) noto poche differenze, a parte il senso di marcia: nella zona di Courmayeur la presenza del rifugio Bonatti solo nella 4K, che qui in sostanza ripete il tracciato della UTMB sebbene in direzione opposta, mentre il Tor ha cambiato da quest’anno introducendo il passo di Entre deux sauts e il vallone di Armina (se non sbaglio, sfruttati anche dalla CCC), per poi ricongiungersi al giro classico presso il rifugio Bertone, ormai a 6 km dal traguardo. Nella zona di raccordo est tra le due alte vie, Donnas e Gressoney, la 4K registra il passaggio per il rifugio Mont Mars e il paese di Pont S. Martin, mentre il Tor sfiora il Lago Vargno che però non è più punto di ristoro e controllo. Abolita anche la sosta in uno dei luoghi più paradisiaci e di meditazione della Vallée, il bivacco Reboulaz, al cui posto entrambi i percorsi privilegiano il nuovo rifugio Magià. Identica nelle due gare la coppia di colli Haut Pas-Crosatie (confini La Thuile-Valgrisenche), anziché il vecchio Col de Planaval che appartiene all’originaria AV2 ma è stato abbandonato in quanto perennemente coperto dalla neve. Altre piccole differenze mi sono sfuggite: certo che i due percorsi dichiarano, con oscillazioni a seconda delle pagine, una differenza di 11 km, da cui dipendono anche le diverse barriere orarie.

 

Pienone di iscritti (o meglio, di ammessi: da notare che non era necessario essere tesserati) al Tor, 770, di 70 nazioni, e prime piazze conquistate da non-valdostani: ha vinto il bergamasco Oliviero Bosatelli in 75h 10’, sei ore davanti al secondo, lo spagnolo (pirenaico) Oscar Perez (81h 14), cui ha tenuto dietro l’altro spagnolo Pablo Criado (83h40). Abbonata ai successi la vincitrice femminile, la 37enne padovana Lisa Borzani, che ha concluso in 91h 09’, sette ore davanti alla seconda, la 34enne canadese Stephanie Case, che nella vita fa l’assistente umanitaria per conto dell’Onu (e l’anno scorso mi rifilò 11 ore alla TDS…). Tra i successi di Lisa del 2016, cito il Dolomiti Extreme Trail di 103 km (giugno) e l’Andorra Ultra Trail di 170 km a metà luglio; negli anni passati, l’Ultra Trail delle Orobie (2015, 140 km) – e nello stesso 2015 Lisa fu la migliore delle italiane ai mondiali di Ultratrail di Annecy, 85 km, dove la squadra azzurra conquistò il bronzo -, le Vie di S. Francesco (130 km) e la Abbots (125 km) nel 2013, le 100 km di Asolo e di Seregno nel 2012.

 

Allo scadere delle 150 ore (sabato 17, ore 16) sono arrivati a Courmayeur in 400 uomini e 46 donne, col lotto chiuso dal romano/londinese Giorgio Manoni e dalla spagnola Ana Bustamante (149h 55’). Non ce l’ha fatta, per poco, il nostro amico Massimo Muratori, bloccato da un fastidio fisico dopo 274 km: e prossimamente ci racconterà come è andata questa sua impresa, comunque grande in un 59enne al suo esordio su queste distanze.

 

Tutto questo è sport, è corsa, o – come sostengono gli esteti delle scarpette ultraleggere, di fronte alle medie di 2/3 km orari della maggior parte degli arrivati – è soltanto una versione con classifica delle escursioni in montagna, che non può aspirare, per dirne una, al riconoscimento olimpico (peraltro assegnato al golf e alla mountain bike e alla ginnastica ritmica e al nuoto sincronizzato)? Ognuno si dia la risposta che vuole; personalmente credo che lo sdoppiamento dell’evento valdostano, al di là dei modi e dei toni con cui è avvenuto, sia positivo, se non altro per aver soddisfatto la sete di ultra, di marce al limite - o quasi – della sopravvivenza (a proposito, non risultano incidenti o altri guai gravi).

 

Il podismo come è stato codificato negli anni Settanta, piaccia o no, registra oggi una fase che potremmo definire 3.0: da una parte ci sono le maratone o loro sottomultipli, rigorosamente su strada, o con intelligenti aperture al fuori-asfalto (mi vengono in mente le Ecomaratone di Alba o Fiera di Primiero); da un’altra parte ci sono le Utmb, i Tor o 4K, pure essi con sottomultipli che scendono fino ai 10/12 km abolendo i rischi e le durezze eccessive.

 

Infine, dopo tanti anni che corro… “ho visto la gente della mia età andare via -  lungo le strade che non portano mai a niente - cercare il sogno che conduce alla follia -  nella ricerca di un qualcosa che non trovano”: e si chiamano Strongman, Color, o cose del genere. Mi sa che sia in corso una lotta per la vita, dall’esito incerto. “Ai bordi delle strade, Dio è morto”??

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