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di cecco alberico 268x400 foto roberto.mandelliDopo aver dato la notizia dell’assoluzione di Alberico Di Cecco dall’accusa di doping, abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’atleta di Guardiagrele.

 

Rico, raccontami questi lunghi 7 anni.

In effetti sono stati quasi un calvario, dal 2008 al 2015 ho lottato per dimostrare ciò che ho sempre sostenuto e cioè la mia innocenza.

Non sono comunque passati invano, il pm di Pescara ha scavato veramente tanto, ha condotto delle indagini senza perdere tempo, ha fatto veramente bene il suo lavoro. Era talmente convinto della mia colpevolezza che si è appassionato al caso.

A dire il vero due anni sono stati persi a causa della leggerezza del Coni che ha mandato le cartelle processuali, per quanto riguarda il processo sportivo, ad un avvocato diverso dal mio. In poche parole le ha inviate all’avvocato che ha seguito per l’appunto la parte sportiva e non quello da me incaricato a seguire il procedimento penale.

 

Ma cos’è successo esattamente quella domenica 12 ottobre a Carpi…

Dopo la gara, come da prassi, mi sono sottoposto all’esame antidoping. Subito ho lasciato il campione di urine poi, dopo le premiazioni, mi hanno prelevato il sangue.

 

E poi?

Dopo tre settimane sono stato accusato di aver assunto l’epo. Il campione positivo risultava quello delle urine, mentre quello del sangue aveva tutti i valori nei parametri. L’epo si assume per migliorare le prestazioni sportive e il suo effetto è quello di aumentare i valori del sangue, ma i miei erano perfetti. Arrivano poi le controanalisi fatte solo alle urine in quanto il sangue era a posto. Le controanalisi rilevano nuovamente la positività. Io e i miei legali notiamo però che rispetto al primo controllo il peso specifico è diverso. Ci viene però detto che è un dato non sensibile ai fini della positività.

Detto ciò mi metto al lavoro e riesco a reperire ben 74 analisi ematiche fatte nel decennio 1998-2008. Tutti i dati, ad eccezione di un periodo in cui soffrivo di anemia, sono sovrapponibili, non ci sono scostamenti. Posso dire di essere stato un precursore del passaporto biologico.

Il Coni mi squalifica due anni senza nemmeno sentire gli ematologi da me incaricati. Qui si conclude il processo sportivo. Poi sussegue quello legato alla mia appartenenza all’arma dei Carabinieri. Su di me non viene preso nessun provvedimento perché era lampante che se i dati ematici erano sempre stati a posto non potevo essermi dopato.

Per ultimo arriva il penale. Il doping in Italia viene, per l’appunto punito anche penalmente. Qui la massima pena è di tre anni di reclusione.

Come già detto, il pm di Pescara è certo della mia colpevolezza, si informa, conduce le indagini in maniera impeccabile, legge tutto quello che mi riguarda, legge anche Podisti.Net...

Vengono chiamati a testimoniare il giudice che mi prese in carico dopo l’arrivo di Carpi, il medico e il direttore tecnico di gara, Francesco Botrè direttore generale del laboratorio dell’Acqua Acetosa e Gianni Bruzzi in qualità di dirigente del Gruppo Sportivo dei Carabinieri, l’allora mia società.

Vengono poi sentiti i miei periti, quelli che il Coni non aveva nemmeno fatto entrare nella camera dove avevo deposto.

Nei processi l’accusa chiede sempre il massimo della pena, mentre la difesa chiede l’assoluzione. Sai cos’ha chiesto il pm? Ha chiesto la mia piena assoluzione! Ha capito che non ho mai fatto uso di sostanze dopanti.

Il giudice, proprio l’altro giorno, il 24 settembre, si è pronunciato: assolto perché il fatto non sussiste.

 

Finita qui?

No, adesso attendo di venire in possesso delle motivazioni del giudice e poi farò istanza per l’annullamento della squalifica che già si è dimezzata. Quando penalmente si viene assolti, la squalifica viene già dimezzata automaticamente. Adesso ovviamente voglio che mi vengano tolti i due anni di squalifica, voglio quel titolo italiano del 2008 e il secondo posto al mondiale militare. Voglio essere riammesso anche a livello sportivo. Le dichiarazioni del presidente Giomi e del DTO Magnani circa la vicenda della mia convocazione ai mondiali della 100 km non mi sono piaciute. E’ gente che non ha minimamente guardato le carte e le analisi.

 

Ti sei dato una spiegazione del perché le tue urine sono risultate positive all’antidoping?

Ho cercato di darmi una spiegazione, ho cercato di capire cosa possa essere successo. A mio avviso c’è stato un banale errore che nessuno ha mai ammesso. E’ probabile che le mie urine siano venute a contatto con l’eritropoietina della provetta di controllo.

 

Chi dei tuoi compagni di allora ti è stato vicino in questi anni?

E’ ovvio che per ragioni geografiche non li veda spesso, ma nei momenti importanti ci sentiamo. Sono sempre in contatto con Maurizio Leone, Denis Curzi, Matteo Palumbo e Gianni Bruzzi. E’ chiaro che qualcuno non ha più voluto avere contatti con me, ma i nomi non te li faccio…

Comunque qui in Abruzzo ho sempre avuto un buon rapporto con tutti, domenicalmente ricevo saluti e strette di mano un po’ da tutti.

Adesso vorrei mettere a disposizione dei più giovani la mia esperienza e le mie conoscenze.

 

Vuoi dire qualcos’altro?

Sì, lasciami dire un paio di cose, una più frivola e l’altra più seria.

La prima è che aspetto tutti gli appassionati il 18 ottobre alla Maratona di Pescara anche per festeggiare questa mia assoluzione.

La seconda è che si parla sempre più spesso di morale etica, adesso sento di dire che sono all’altezza di essere una persona pulita. L’ho sempre pensato e sostenuto, ma ora che c’è nero su bianco lo posso anche dire ad alta voce.

Il doping ti fa vincere, ma si può vincere anche senza doping.

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