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Terno secco sulla ruota di Potenza, per la quarta edizione della Sei giorni del Pantano, manifestazione unica in Italia che ancora molti italiani snobbano preferendo, a torto, il suolo straniero, perchè, si vocifera, il percorso dI 5.840 m risulta troppo difficile. Dati, fatti e statistiche alla mano, le piogge di migliori prestazioni nazionali in particolare di categoria, in questi anni, smentiscono e smontano con facilità tutte le scuse per non parteciparvi, magari chissà nelle edizioni future. E questa cosa mi par che l’abbiano capita bene i “foreign” che accorrono sempre più numerosi, anno dopo anno, alla Sei giorni d’Italia. Direi che c’è gloria per tutti alla Sei giorni del Pantano. L’anello di corsa si snoda intorno ad una bellissima Oasi del WWF dell’omonimo Lago, nel comune di Pignola, a due passi dal capoluogo lucano, ovvero Potenza. Sono zone che qualcuno definisce lontane e difficilmente raggiungibili. Sbagliato! Dalla sola Toscana, Pisa, Pistoia, Firenze, Siena, partono due collegamenti bus al dì per Potenza, tutto l’anno, idem da Bologna, Roma, dalla vicina Puglia. Una sei giorni è un’avventura umana e sportiva che solo chi ha provato sa cosa davvero significhi.

Terno secco dicevo: due Campionati Italiani IUTA, quello di Sei giorni e di 48 ore e un Campionato Italiano FIDAL di 24 ore. Il primo Campionato FIDAL in questa manifestazione, tre terni fortemente voluti dall’organizzatore, Pasquale Brandi, l’uomo dei deserti e delle gare impossibili, l’uomo che forse, più di tutti, ha saputo domare deserti dopo lunghi giorni a ricercar, vittorioso, la meta finale. 22 iscritti alla Sei giorni, di cui 9 stranieri, 13 iscritti alla 48 ore, 3 stranieri di cui uno naturalizzato italiano, 24 atleti iscritti alla 24 ore, con 3 stranieri. Forse non sono ancora i grandi numeri di altre manifestazioni simili fuori dai nostri confini, ma non sono i grandi numeri che spesso contano, sono grandi le persone che vi partecipano. Come il vincitore della Sei giorni, il francese Didier Sessegolo che ha realizzato sul circuito, km 786,232 m a riprova che non è un circuito così difficile, considerato il gran caldo e il sole che bacia a lungo durante le ore diurne. Al secondo posto assoluto e prima donna, l’azzurra Luisa Zecchino con km 706,135 realizzati fermandosi nella giornata conclusiva quando ancora mancavano ben oltre le 2 ore e 40 minuti di gara. L’azzurra è la seconda donna italiana di tutti i tempi a superare il muro dei 700 km in una manifestazione di sei giorni, dopo la bolognese ed azzurra Monica Barchetti che ancora detiene la migliore prestazione assoluta di tutti i tempi, con km 723, 227 metri. Chilometri alla portata della Zecchino che pure al secondo giorno di gara è rimasta molte ore ferma, come lei medesima successivamente ha scritto, il giorno 2 luglio, ore 17:10 sulla pagina dell’organizzatore: “Ragazzi ..grazie x l'affetto ..per me va bene così ..non interessa .contenta di essere arrivata fino al 4 giorno per il problema alla caviglia che interessa anche il tibiale ..un abbraccio “...

Il muro dei 700 km in una competizione qual è quella dei sei giorni, in Italia, lo hanno superato complessivamente in pochi davvero in Italia: Lucio Bazzana, Andrea Accorsi, Antonio Tallarita fra gli uomini e fra le donne le già citate Barchetti e Zecchino. E’ un muro alto quello dei 700 km che solo uomini e donne forti, volitive, caparbie, pronte ad immolarsi sull’altare del sacrificio hanno superato, perchè per farlo, servono forza fisica, ma ancor più forza mentale notevole, senza condizionamenti di sorta. Solo cinque italiani attualmente sono riusciti nell’impresa. C’è da esserne orgogliosi e fieri di ciò che si è raggiunto!

Tornando alla splendida manifestazione della Sei giorni del Pantano, Campioni italiani IUTA sei giorni sono Stefano Grandi (km 588,174 m) al secondo posto Marco Mazzi con km 564,927 m, al terzo posto Giuliano Pavan con km 553,23 m. Dietro l’immensa Luisa Zecchino si sono classificate rispettivamente le due inossidabili ribattezzate “gemelle siamesi”, Angela Gargano con km 500, 878 e Marinella Satta con km 469,214.

Il Campionato Italiano di 48 ore è stato vinto da Fausto Parigi, sanremese, percorrendo km 324,416 m, secondo e terzo posto per Eduardo Enrique Aguileira ( km 302,798) e Lorenzo Zingaro (267,896).

La gara regina, ovvero il campionato italiano FIDAL di 24 ore è stato vinto da Nicola D’Avanzo che, nella calura lucana, ha percorso ben km 228,920 m. Un chilometraggio di tutto rispetto che lo proietta nell’italico azzurro. Secondo posto per l’inossidabile e già sopra menzionato, Antonio Tallarita, con km percorsi 196,288 m; terzo posto per Giuseppe Mangione. Al femminile si laurea campionessa Aurelia Rocchi con km174,684 m, secondo e terzo posto rispettivamente per Irene Franculli e Laura Failli.

Questa la pura e semplice cronaca di una manifestazione che sta entrando sempre più nella testa dei tanti ultrarunner che devono solo trovare il giosto coraggio e una buona dose di mettersi alla prova e scendere nei prossimi anni, in un posto magico, dove la gente è cordiale, piena di premure, cortese come se in Basilicata vivessero una dimensione umana che, gente del nord, ha dimenticato da tempo e...si stupisce della gentilezza dei bambini, dei ragazzi, degli adulti. Messer Pasquale Brandi ha mille e un motivo per essere orgoglioso della sua creatura, nonostante le melle e uno difficoltà organizzative, nel reperire fondi, sponsor ecc. Una creatura destinata a crescere sempre negli anni a venire, specie se ad assisterla ci saranno campioni del calibro come in questa edizione e supportata dalle istituzioni politiche (i comuni del potentino) e sportive, come la IUTA e la FIDAL. Un’edizione da ricordare per le sue miglior prestazioni e, al momento sono state omesse quelle individuali di categoria. C’è aldilà della pura cronaca, da qualche parte un bellissimo scritto di un partecipante alla 48 ore che mi piace riportare: “E’ per questi momenti che vale la pena di trascorrere insieme, quando non sai se ripartirai...l’importante è averci provato, aver dato tutto oppure di più, non importa se poi li hai fatti questi ultimi dannati giri, quello che conta è il sorriso sereno che devi avere alla fine, il sorriso sereno di chi ci ha messo tutto e anche di più (anche quando volevi mollare il secondo giorno, ndr). Quello che a molti sembra una sconfitta risulta essere la più grande vittoria se affrontata con il sorriso sereno di chi sa che la prossima volta sarà diverso..oppure uguale, ma sarà sempre Oro ..Zecchino!” Il resto, mi permetto di aggiungere, è solo noia!

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