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Calcaterra Giorgio Monza 2014 Foto Roberto Mandelli


E' stata come sempre una bella festa la cento chilometri del Passatore. Dopo 43 edizioni, tante quante l'età di Giorgio Calcaterra, l'intramontabile protagonista venuto qui per suggellare il suo decimo successo consecutivo, questa gara si caratterizza nella sua sapiente unicità che concilia l'agonismo in una cornice da strapaesana. Da un lato la strada che non finisce mai con i suoi protagonisti che rincorrono il sogno di tagliare il traguardo. Dall'altro la coreografia con l'eterno sottofondo dei classici del liscio, il fumo dei barbecue, le piadine con la salsiccia e le famiglie festose che applaudono il passaggio dei podisti. Fiorentini e romagnoli si giocano la loro annuale partita per accogliere questo evento che richiama migliaia di marciatori da tutto il mondo. Firenze esibisce tutta la sua aristocrazia e la sua eleganza ricercata con educato distacco. La Romagna è un'immensa prateria casereccia che accoglie tutti con allegria e semplicità. Tra le due realtà c'è lo spartiacque del Passo della Colla, a quasi mille metri di altitudine e dopo 48 chilometri di corsa. Un confine simbolico ma non geografico. Simbolico per i centisti che lo raggiungono a suon di falcate e col fiatone corto, dopo decine di tornanti in salita. Geografico soltanto dopo tre quarti di gara, visto che fin quasi a Faenza la gente del Passatore parla con l'accento toscano mentre cuoce piadine. E' il caso di Marradi, enclave toscana di Romagna e molto prossima alla romagnola Castellina, frazione di Brisighella, che ha dato i natali al fisarmonicista della celebre orchestra Castellina & Pasi, autrice della famosa sigla di Lupin. Che recita: "Chi lo sa che faccia ha - chissà chi è - tutti sanno che si chiama Lupin - era qui un momento fa - chissà dov'è  - dappertutto hanno visto Lupin - scivolando come un gatto se ne va - sopra i tetti e sotto i ponti Lupin - quanti cani poliziotti ha dietro sé - ma sarà un osso duro Lupin". Ecco, basterebbe sostituire "Lupin" con "Giorgio" per raccontare l'incredibile storia che lega Giorgio Calcaterra a questa gara. Una storia che di anno in anno assume sempre più i contorni di una leggenda. Tipo quella dello stesso Passator cortese, benché con Lupin questo oscuro personaggio abbia avuto in comune l'attività di ladro che rubava per dare ai poveri. Anche Giorgio ruba! Ma lui ruba la scena della competizione col suo incedere distruttivo. Giorgio corre, corre e corre sempre. Che in sottofondo ci sia un valzer, un tango o una mazurca, per Giorgio non fa differenza. Corre sempre a tempo. Lento quando c'è da impensierire il pubblico del Passatore che lo attende come un eroe. Svelto quando si tratta di sorprendere e rimontare i fuggiaschi. Non importa che i chilometri corsi siano venti o ottanta. Non importa che l'andatura sia di 14 o prossima ai 16 chilometri orari. Giorgio ha sempre la carta di riserva, o il colpo in canna. Guarda dritto col suo grugno sofferente che si trasforma in un sorrisino beffardo quando qualcuno lo osserva da vicino. Solo lui può modellare la gara a suo piacimento. Giorgio è come Lupin. E' infallibile, irraggiungibile, inimitabile, unico, probabilmente leggendario. Non è una sviolinata all'ex tassista romano convertito al commercio di articoli sportivi. E' un fatto che rasenta la logorrea di noi cronisti costretti ogni anno a ripetere lo stesso protagonista. Come un fatto sono le cronache degli inseguitori di Giorgio. Esseri umani che offrono spunti più terreni per raccontare le vicissitudini e i drammi che uno sforzo lungo cento chilometri offre. Per quel che concerne quest'ultima edizione che si è svolta in concomitanza col Gran Premio del Mugello, a insidiare Giorgio Calcaterra ci hanno (ri)provato l'altoatesino Hermann Achmuller e l'esordiente bresciano Marco Ferrari. Hanno tenuto il ritmo allegro-andante di Giorgio per i primi 30 chilometri. Poi il cedimento di Ferrari, in prossimità di Borgo San Lorenzo, col passaggio a livello chiuso e saltato come un ostacolo da Calcaterra e Achmuller. Al 40esimo chilometro la resa di quest'ultimo proprio all'inizio della salita della Colla, resa che si è trasformata in un mesto ritiro dell al 60esimo, quasi a Marradi. Giorgio ha corso da solo per 60 chilometri. Tutti l'hanno visto, era lì, poi là, un momento fa, sopra i viadotti, sotto i ponti, coi carabinieri al seguito intenti a fermare il traffico. Ha chiuso in solitudine in 7 ore e 8 minuti, Giorgio. Da vincitore per la decima volta di questa gara massacrante e con l'ennesimo titolo italiano in tasca. Come nessuno ha mai fatto al mondo, in nessuna gara. Lontani gli inseguitori.  Il podio femminile di questo 43esimo Passatore organizzato dall'Asd Faenza valevole per il campionato nazionale è stato "balcanizzato" da tre atlete croate capeggiate da Nikolina Sustic, prima in 7h41' e campionessa nazionale, visto che il Passatore ha ospitato anche il campionato croato. Il miglior croato uomo è giunto quarto, in oltre 8 ore. Per il resto è stato il Passatore dei record anche in termini di partecipazione e di classificati. Tutti dietro Giorgio.
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