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Martinelli Daniele 150510 foto Roberto MandelliHo seguito con interesse la vicenda delle convocazioni italiane ai campionati del mondo dei 100 chilometri. Giorgio Calcaterra, dopo la giusta e legittima protesta contro Roberto Barbi alle premiazioni di un'edizione della Pistoia-Abetone, ha di nuovo espresso la sua indignazione per la decisione della Iuta di convocare in azzurro Alberico Di Cecco, ex maratoneta di punta squalificato due anni nel 2008 per uso di eritropoietina. Una sostanza illegale che agisce sul
metabolismo umano attenuando la fatica degli allenamenti. La protesta in questione non viene da un tapascione qualunque. Viene dal più grande centista di tutti i tempi che, fino a prova contraria, non è mai risultato positivo a sostanze proibite.

Guardacaso la Fidal si è dissociata dalla Iuta per la sua decisione di convocare Di Cecco all'appuntamento iridato. Una domanda sorge spontanea: perché non si è dissociata prima? In questo modo, la federazione ha dimostrato di voler dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Da un lato ha taciuto sulla convocazione di un atleta dal passato macchiato, pur riabilitato. Dall'altro ha dovuto appoggiare le sollevazioni di un tassista un po' speciale e fuori dagli schemi, Calcaterra, che si è costruito decine di vittorie a suon di chilometri. "Colpevole" di alzare la voce contro una decisione, formalmente legittima, ma quantomeno inopportuna.

Passi che il buon Di Cecco detiene il primato mondiale esordienti della 100 chilometri ottenuto al Passatore (6h28'48" nel 2011 dietro Calcaterra). Passi che è campione italiano della distanza. Passi pure che Di Cecco, espiata la sua pena, non ha il buonsenso di evitare la ribalta nazionale per non prestare il fianco a polemiche e ai dubbi che sono sempre legittimi su tutti. Ripeto, tutti.

Rimane quantomeno sorprendente che la Iuta, ente di uno sport umile e povero come la 100 chilometri che ha tra i suoi specialisti file di lavoratori prestati alla corsa, non abbia ritenuto di offrire l'opportunità in azzurro a un altro italiano (ce ne sono di validi), dal passato pulito e al di sopra di ogni sospetto. Era l'occasione per non ripetere errori che ha fatto la stessa Fidal in passato, di convocare in azzurro ex dopati di ogni ordine e grado. Invece, pare che anche qui, tra i tecnici degli umili passisti, abbiano prevalso le ragioni di casta.


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