You are now being logged in using your Facebook credentials
Calcaterra Giorgio SE12 foto Roberto Mandelli

Non avevamo dubbi che Giorgio fosse disponibile a raccontarci la sua esperienza, nonostante l’infelice giornata e, soprattutto, nonostante quell’articolo pregara che in qualche modo non lo aveva messo in buona luce ma, come aveva spiegato, per lui era giusto dire le cose che ha dette e così ha fatto.

Bentornato Giorgio, da dove vuoi cominciare?
Da un viaggio più lungo di quanto non si creda, siamo abituati ai nostri ritmi e abitudini, tante ore in aereo sono micidiali e poi l’alimentazione molto diversa;  correre di sera così a lungo non sono abituato,anche se era già successo. Non sei mai sicuro della migliore strategia alimentare.
 
Cominciamo da qui per spiegare una gara andata male? ma prima raccontacela.
Nonostante i problemi di adattamento, che ovviamente abbiamo avuto tutti, le sensazioni in gara erano molto buone fino al km 33, giravo veramente facile appena sopra i 3’50/km e stavo col gruppo dei favoriti. Non facevamo proprio caso alla  sparata del giapponese Nojo ( finito poi quarto).

E poi cosa è successo?
Succede che comincio a fare un po’ di fatica, niente di particolare, però decido di scalare, passo sopra i 4’/km e poi ancora più lento ma il brutto doveva ancora venire, al chilometro 55 si è veramente spenta la luce, la bruttissima sensazione di non aver dentro più niente da dare. Pochi zuccheri o forse …troppi, ai ristori davano una bevanda dolce, non so che fosse, non sempre l’ho bevuta. Da qui alla fine è stata una sofferenza unica, in particolare dal km 68, quando un dolore al fianco mi ha costretto a numerose soste, addirittura ho percorso un giro ( 5 chilometri) in 52 minuti.

In questi casi viene fuori tutta la sofferenza di cui sono capaci i podisti, qualche episodio da ricordare
Devo ringraziare Paolo Bravi, il nostro capitano, è stato grande, mi ha incoraggiato, ha corso con me per un tratto. Ma anche i compagni e gli atleti delle altre nazioni, nel mondo delle lunghe c’è molta solidarietà. E poi un atleta di Capo Verde, Augusto Joachim, voleva stare con me, aiutarmi, io rallentavo e lui rallentava. Anche queste cose mi hanno aiutato a finire, ma soprattutto una maglia che indosso sempre con infinito rispetto ed orgoglio.

Quando si arriva in queste condizioni limite si rischia qualcosa di peggio che non perdere una gara, cosa ti senti di dire in proposito?
Se intendi rischi per la salute non ne ho proprio corsi, non ho mai vomitato, né dovuto fare pit stop , né avuto giramenti di testa, semplicemente ….non ne avevo.
 
Il percorso, giri da 5 chilometri, alla fine non risulta stressante in una gara così lunga?
No, per il mio carattere non è assolutamente stato stressante anzi, potevo vedere i distacchi e non ero mai solo.  Per me il percorso era quasi ideale e non ho avuto problemi neanche con il fondo o i giri di boa che erano addolciti con dei nastri. Non ha fatto caldo, per me era una buona giornata e un buon percorso per correre una 100 km.
 
Quindi….la gara è andata male, perché?
Lo sapessi! Tutte le cose che ho detto e scritto le confermo, ma da sole non spiegano una debacle di questo genere, puoi metterci mezz’ora in più ma non saltare per aria.

Dopo la tua “ribellione” sulla convocazione Di Cecco come è stata l’atmosfera a Doha?
Beh, certamente non era il massimo, però a quelli che mi hanno criticato io dico che non ho fatto nessun calcolo, non volevo certo intimidire un avversario e nemmeno sono stato a pensare cosa sarebbe accaduto se poi avessi fatto peggio di Di Cecco.  Ci sono state alcune provocazioni e poi la carta etica, forse letta colpevolmente in ritardo , ma poco cambia, ho ritenuto di far sapere come la pensavo, senza tenere in conto le possibili conseguenze. Ora Di Cecco è un buon atleta che è andato bene a Doha, ma nulla cambia sul mio giudizio morale della persona, se poi poco conta..pazienza, io continuo a praticare e predicare uno sport pulito, senza se e senza ma.
  
Tra l’altro, a proposito di doping, è proprio di questi giorni la notizia che Massimo Leonardi sarebbe risultato positivo al controllo post maratona di Venezia.
Per ora speriamo nelle controanalisi, non si dice sempre cosi? Vedi, è esattamente ciò che dico in materia di doping, leggerezza, superficialità ma spesso anche disonestà, truffa, dolo, e anche dopo le condanne si insinua il dubbio che forse….magari…..qualche errore procedurale…. Intanto chi arriva dopo viene scippato di una vittoria o anche solo un podio, però importante per chi l’ha raggiunto in modo lecito, senza scorciatoie. Credo che sino a quando il doping non diventerà reato penale (ndr a breve così dovrebbe avvenire in Germania), e chi imbroglia in fondo non rischia troppo ed una maglia della nazionale sarà sempre disponibile perché la carta etica vale in alcuni casi ma non in tutti…ecco, fino a quando non cambieranno queste cose gli atleti, la federazione, lo sport in genere, tutto sarà poco credibile.
 
E ora…..
Ora mi sa che me ne starò bravo e zitto, chissà se qualcosa cambierà, quello che dovevo dire l’ho detto.
 
Intendevo anche dire nel dopo Doha
Ora di 100km che mi interessano non ne organizzano, quindi mi dovrò divertire accontentandomi di fare qualche maratona, per ora penso a quella di Latina che almeno è vicino casa! :-)
 
Grazie Giorgio 
facebook2 youtube2  googleplus33 instagram rss 

Classifiche recenti

There are not feed items to display.
  • Check if RSS URL is online
  • Check if RSS contains items

Login Redazione

 

Foto Recenti