You are now being logged in using your Facebook credentials
La Maratona di New York, tra le tante celebrità che vi hanno partecipato, è stata corsa e conclusa dalla tennista danese Caroline Wozniacki: tre ore, 26 minuti, 33 secondi, l’ottimo tempo, all’esordio sulla distanza, dell’ex numero 1 del mondo nel ranking WTA, attualmente ottava.

La 24enne Wozniacki, all’arrivo è stata festeggiata dalla collega statunitense Serena Williams, che ha mantenuto la promessa di attenderla al traguardo; la tennista, in occasione della manifestazione, ha raccolto più di 50 mila dollari che saranno devoluti all’associazione benefica Team for Kids.

Queste le sue parole alla prima intervista: “Non la correrò mai più, fossi matta! Già ho fatto tanta fatica, poi negli ultimi terribili 10 chilometri con tutte quelle telecamere che mi inquadravano non ho avuto nemmeno il diritto alle smorfie di dolore!”. 

Interessante il parere del dottor Enrico Arcelli, riportata lo scorso martedì 4 sulla pagine de La Gazzetta dello Sport, medico fisiologo ed atleta, sulla prestazione delle tennista: “Sicuramente è predisposta, ma anche nel tennis, disciplina quasi completamente anaerobica, sono importanti le qualità aerobiche. Servono nell'allenamento di base prima dell'allenamento anaerobico, ma anche per recuperare meglio le energie fra un colpo e l'altro. Una maratona non si improvvisa e quasi sicuramente la Wozniacki si è allenata, forse aumentando i chilometri del suo allenamento”. Alla domanda sulle possibilità di miglioramento della tennista, Arcelli ha così risposto: “Se persiste nell'allenamento specifico, penso che potrebbe avvicinare le tre ore, ma non molto meno perché ha una struttura imponente (1.77 per 63 kg), ma un po' troppo pesante per questa distanza. So che prima aveva all'attivo nella corsa resistente solo una mezza maratona, non so sino a quale distanza si era spinta in precedenza, ma come esordio il suo è senz'altro di valore”. Fondamentale, secondo il medico milanese, la componente mentale: “Di sicuro il tennis le ha insegnato la capacità di soffrire che può diventare determinante, in una corsa di lunga lena, anche se mentalmente è uno sforzo diverso. Nel tennis devi avere il massimo della concentrazione mentre la palla è in gioco, nella maratona la sofferenza può durare decine di minuti, se non ore. La sua prestazione assume anche un valore maggiore se si pensa che tutti, atleti ed atleti di vertice, hanno concluso ben lontani dai primati personali, probabilmente per le avverse condizioni atmosferiche, soprattutto il vento contrario. Ma mi piacerebbe sapere come sta adesso: su un campo da tennis probabilmente, oltre che dolorante, sarebbe muscolarmente imballata”.

 
facebook2 youtube2  googleplus33 instagram rss 

Classifiche recenti

There are not feed items to display.
  • Check if RSS URL is online
  • Check if RSS contains items

Login Redazione

 

Foto Recenti