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Magnani Massimo Campaccio 2013 foto Roberto Mandelli100 giorni sono trascorsi dall’elezione di Alfio Giomi a Presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera. 100 giorni nei quali sono successe diverse cose, compresa la presenza della bandiera italiana che è tornata ad affacciarsi sulle scene internazionali. 100 giorni in cui sono cambiate molte cose, a partire dalla Direzione Tecnica ed il modello di lavoro della nuova Gestione federale. Di certo tutto l’ambiente ha avvertito una forte scossa, che ha percorso tutto il movimento, producendo risultati che pochi avrebbero pensato, ma soprattutto sembra essersi determinato un clima complessivo di ritrovato entusiasmo e di nuove armonie, con piena soddisfazione di Tecnici ed Atleti, in particolare.
A coordinare l’ufficio della Direzione Tecnica Giomi ha chiamato Massimo Magnani, affezionato “podista”, maratoneta e tecnico di diversi atleti italiani, nel passato ed ancora oggi.Parliamo dei primi 100 giorni di governo proprio con lui, nel suo ruolo di Direttore Tecnico Organizzativo della FIDAL.
D: Massimo, una Direzione Tecnica a tre punte, già questa una novità della nuova gestione federale….
R: Giomi ha capito che c’era bisogno di forza e resistenza per risolvere i problemi dell’Atletica e si è circondato di un uomo che sulla forza la sa lunga e su due maratoneti che con la resistenza ci hanno giocato per decine di migliaia di km…..scherzi a parte, per il progetto di rilancio dell’Atletica e per i diversi ambiti che devono essere sviluppati, lasciare nelle mani di una sola persona le tante attività e responsabilità, non sarebbe stato funzionale, da qui la suddivisione di compiti ed impegni a tre persone. E mi sia concesso di dire che insieme siamo molto complementari e siamo entrati fin da subito in grande sintonia.
D: Sono passati tre mesi dall’Assemblea elettiva di Milano e l’Atletica italiana ha dato segni di grande vitalità, che forse pochi pensavano; fai un primo bilancio molto generale sulle cose fatte, ma anche su quelle da fare e gli obiettivi……
R: Il bilancio è sicuramente positivo, per i risultati nel loro complesso, ma anche per la nuova aria che si respira nell’ambiente; vuol dire che abbiamo centrato il primo degli obiettivi che ci siamo dati e soprattutto la convinzione che molti di noi avevano, a partire dal Presidente Giomi: l’Atletica Italiana era viva! Si era solo addormentata, era stata compressa da un insieme di situazioni che avevano tolto entusiasmo ed energie a tutti.
D: Ma, in concreto, cosa avete fatto?
R: abbiamo tenuto fede ad un principio espresso nel programma elettorale: gli atleti sono il patrimonio più importante di tutto il movimento e le società il centro del sistema federale. Abbiamo attivato un nuovo sistema di rapporti e relazioni con allenatori, atleti e società, rendendoli centrali e mettendo la Federazione e le sue strutture a loro servizio, fornendo gli strumenti per realizzare gli obiettivi comuni. E’ stata invertita, per non dire capovolta, la filosofia di lavoro che è incentrata sulla partecipazione e sul coinvolgimento di tecnici, atleti e società, indicando percorsi chiari, obiettivi precisi e soprattutto facendoci trovare sempre pronti a dare risposte. Insomma una Federazione “compagna di viaggio” e non più “controparte”.
D: Ma perché non è stato fatto prima?
R: Dipende dalle scelte e dalle strategie e appunto dalla visione che si ha dell’Atletica; per noi è una forte convinzione che questo sia il metodo con cui procedere e su questa convinzione abbiamo riorganizzato il sistema, con una linea chiara e precisa, applicando i principi fondamentali del processo di management di un sistema, che tende a valorizzare le risorse umane, fornendo loro contesto, mezzi e strumenti per esprimere le loro potenzialità.
Succede anche nel mondo dell’impresa: laddove le risorse umane vengono valorizzate e diventano “centrali”, i risultati sono sempre positivi. Ripeto, è stata una precisa scelta strategica e non il frutto del caso o della fortuna come qualcuno si era affrettato a dire, dopo i primi buoni risultati. Un altro aspetto fondamentale sono gli obiettivi che ci siamo dati: un progetto quadriennale che punta ad avere a Rio 2016 una squadra competitiva, in grado di lottare per risultati di prestigio. Un progetto con una linea ben definita, ma accompagnata da un piano operativo che prevede diverse tappe intermedie importanti. Il progetto è chiaro nella nostra testa, quindi ci diventerà meno complicato proporlo ed attuarlo insieme a tutte le componenti del sistema Atletica. 
D: Ci pare che ci siano stati anche cambiamenti nel modello di lavoro del Settore Tecnico
R: Sì, il modello precedente aveva ormai mostrato i propri limiti (ndr: risultati mediocri e rapporti lacerati) ed era difficile pensare che continuando su quella strada si potesse invertire la rotta. Il nuovo modello si fonda sulla nascita di Centri di Sviluppo Tecnico, su tutto il territorio nazionale, dove già operano tecnici ed atleti; i centri saranno in rete fra loro e diventeranno il mezzo per far dialogare e mettere a confronto i tecnici fra di loro; una modalità per favorire lo scambio di idee, metodiche di lavoro e migliorare le conoscenze e le esperienze di ciascuno.
D: Comunque a Goteborg è andata meglio di quello che ci sia aspettava.
R: non ci eravamo posti obiettivi numerici, ma c’era una fondata speranza che sarebbero arrivate delle medaglie; pensavamo anche a buoni risultati complessivi, perché avevamo riscontri positivi dal controllo degli allenamenti, ma avevamo anche la consapevolezza che con una spedizione così ampia (40 partecipanti), potessero esserci riscontri negativi. Direi che gli aspetti positivi sono stati decisamente superiori a quelli negativi e questi ultimi sono già stati oggetto di riflessioni interne e con alcuni degli interessati. Voglio precisare solo che non c’è pentimento alcuno per aver portato una rappresentativa allargata e quando sarà possibile, con qualche aggiustamento, continueremo su questa linea.
Un risultato in più, anche se non si vede nel medagliere, ma che alla Federazione interessa molto, è stato lo spirito che col quale è stata affrontata e vissuta questa trasferta. Atleti e tecnici hanno fatto davvero squadra, senza drammatizzare i momenti negativi e senza esaltazione, ma con il giusto entusiasmo, quelli positivi. Un modo di essere squadra che ha dato nell’occhio anche degli osservatori stranieri che non erano più abituati a vedere un Italia di questo tipo.
D: Segni di grande vitalità nel settore salti ed ostacoli
R: con tutti gli ostacoli e i salti che siamo abituati ad affrontare nella quotidianità…., non poteva essere diversamente! Battute a parte, nei salti abbiamo atleti e tecnici di grande spessore internazionale che ci fanno guardare al futuro con un certo ottimismo. Negli ostacoli è un po’ la stessa cosa e fra l’altro mancava anche Abate….
D: Benino la velocità , ma buio pesto nel mezzofondo…
R: più che benino, per la velocità, direi bene! Ha prodotto la medaglia di Tumi, la semifinale di Alloh e Collio! Diverso è il discorso dei 400m, dove abbiamo schierato dei giovani che dovevano fare esperienza, ma i cui risultati ci hanno fatto mettere l’attenzione su una specialità che ha ottimi atleti, ma che devono mature ancora parecchio; in questa disciplina attiveremo un progetto speciale per portare a completa maturazione le potenzialità di questi giovani e dei loro allenatori.
Concordo invece che il mezzofondo sia stato deludente. In questo caso è necessaria ben più di una riflessione, ma bisogna prendere atto che vanno riveduti anche alcuni aspetti metodologici e soprattutto le tematiche strettamente legate al processo di maturazione e di gestione della crescita degli atleti stessi. Anche in questo caso attiveremo un progetto mirato, perché dobbiamo ritrovare una strada che è stata perduta. 
D: Delusione Trost oppure tutto sommato ci poteva stare?
R: credo che il risultato di una ragazza di 20 anni non sia mai una delusione (discorso che vale anche per la bravissima Roberta Bruni)! La gara di Alessia è la dimostrazione che per salire in alto, bisogna essere in grado di affrontare qualsiasi situazione. A Goteborg, probabilmente Trost ha pagato una certa emozione; forse se avesse partecipato alle Olimpiadi di Londra, non l’avrebbe subita in Svezia. Detto questo, non si può negare che ci si aspettava un risultato diverso, ma la prima a capire quello che è successo, è stata proprio Alessia, quindi, credo che anche questo risultato abbia costituito un mattone importante nella costruzione della sua carriera.
D: Abbiamo (avevamo?) un campione come Andrew Howe, tornerà ad essere tale?
R: Io dico: “abbiamo” un campione come Andrew Howe! Andrew sta lavorando con grande determinazione e ha una grande voglia di tornare a gareggiare. Attorno a lui si sta muovendo un Team di persone che supportano lui e mamma René in ogni fase del loro percorso tecnico; durante la stagione primaverile dovremmo rivedere Andrew in gara. Dico anche che a Goteborg non avevamo Fabrizio Donato e Antonietta Di Martino: motivi in più per avere qualche ulteriore carta da giocare…
D: Sei stato anche in Kenya, che indicazioni hai tratto?
R: va premesso che in Kenya hanno lavorato insieme i migliori uomini e donne del mezzofondo resistente del nostro movimento, cosa che non avveniva da molto tempo. Abbiamo affrontato questo periodo di lavoro concordandolo con i tecnici degli atleti coinvolti ed inserendolo come uno dei primi step del progetto che dovrà portare ad avere nel 2014 le due squadre di maratona, maschile e femminile, in grado di essere protagonisti ai campionati Europei di Zurigo.
Erano presenti alcuni mezzofondisti che si concentreranno sulle distanze dei 5000m e 10000m, che contiamo possano crescere molto durante l’anno, ma soprattutto in prospettiva. Ripeteremo questi periodi di allenamento, in modo mirato e programmato, perché in Kenya non solo ci si allena bene, ma si può capire come vivono l’Atletica i più grandi campioni di oggi; nel training camp dove siamo stati, fra l’altro, secondo me, ci sono le condizioni migliori possibili per vivere bene l’esperienza keniana. A questo proposito dobbiamo ringraziare il Dott. Gabriele Rosa e il suo gruppo, col quale apriremo una collaborazione continua, perché riteniamo che lo scambio tecnico con i suoi atleti e Claudio Berardelli che dirige quel camp, siano davvero utili per far crescere i nostri atleti. Per parlare degli atleti, tutti hanno lavorato davvero bene e di qualcuno contiamo di vedere qualche riscontro a breve 
D: Lalli avrebbe dovuto fare il suo esordio in maratona, invece….
R: Andrea è stato davvero sfortunato! Una contrattura lo ha bloccato e gli impedirà di fare il suo esordio; in base al recupero dall’infortunio, Lalli valuterà col suo tecnico il da farsi, anche se ritengo che sarebbe utile per lui fare un’esperienza sulla distanza, perché aveva lavorato bene e perché servirebbe mettere un punto fermo nel suo percorso di trasformazione da mezzofondista in maratoneta.
D: In prospettiva, su quali settori intendete lavorare/investire?
R: I Centri di Sviluppo Tecnico non esauriscono il nostro lavoro, ma come dicevo, servono progetti mirati per rilanciare alcune discipline; oltre a quelle che ho già citato, metteremo particolare attenzione alle Prove Multiple, alla Marcia e alle Staffette, che rappresentano un po’ l’anima dell’Atletica di squadra e costituiscono il segnale della salute di un movimento. Non possiamo permettere che l’Italia sia fuori dagli eventi internazionali di maggiore importanza! A Rio, vogliamo portare tutte le staffette maschile e femminili e vogliamo che arrivino tutte molto avanti…. Una importanza particolare la daremo anche alla formazione dei tecnici, ampliando le materie di studio ed inserendo tematiche che aiutino il processo della gestione tecnico-agonistica degli atleti. 
D: e adesso…? L’Atletica sembra essere rinata, ma serviranno conferme
R: Non c’è dubbio che bisogna dare continuità a quanto fatto! Nei prossimi impegni estivi il percorso iniziato a Goteborg dovrà continuare il suo cammino e dovrà consolidare quanto fatto a questi Europei Indoor; io sono fiducioso perché l’ambiente è molto sereno, ma altrettanto motivato.
Come Federazione, abbiamo un obiettivo fondamentale: far riprendere alla nostra Atletica il primato culturale nel panorama del movimento sportivo italiano, perché questo è un beneficio per tutto lo Sport. Senza togliere nulla ad alcuna disciplina, ma con un Atletica debole, poco attrattiva e senza risultati, tutto il movimento sportivo è un po’ più povero. L’Atletica è lo Sport Olimpico per eccellenza, quello che ha il maggior numero di spettatori e il più alto interesse televisivo e mediatico complessivo (Londra è stata l’ennesima conferma…), quindi, anche in Italia, l’Atletica deve tornare ad essere la disciplina centrale del movimento sportivo nazionale.

Aggiungiamo noi, riprendendo una battuta di Stefano Baldini,che......l'atletica deve tornare di moda...
Grazie Massimo, buon lavoro.




 
 


 

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